Indimenticabili: i computer cresciuti con noi e il loro futuro (non solo gaming)

Con questo articolo andremo indietro nel tempo. Ogni geek conserva, nel proprio cuore, ricordi dei computer da gioco che lo hanno visto sfidare orde di nemici, in I.A. o in multiplayer, e assistito nelle faccende quotidiane 2.0: dall’ascolto di musica alla visione di filmati, dalle discussioni sui forum più improbabili ai benchmark con settaggi massimi del videogioco next gen di turno. Ambiti, amati, odiati: i PC che sono cresciuti con noi, vecchi e nuovi, belli e brutti, lenti e veloci, sono macchine sulle quali abbiamo speso stipendi e paghette, per renderli più robusti, più attraenti o scattanti. Vi abbiamo investito i regali di natale, oppure li abbiamo regalati dopo averne fatto buon uso per anni, e con la testa già rivolta alla prossima postazione da gioco ancor più avanzata. Ma come e quanto è realmente cambiata la tecnologia che a questi PC ha dato la vita?

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Anni ‘90 e primi duemila

In teoria, quest’epoca doveva essere il periodo d’oro del gaming su PC. Eravamo nell’era dei Pentium e dei primi Athlon single core a 1GHz, delle schede grafiche ATi e Nvidia da 64MB di memoria e del Shader Model 1.0. Il tempo dei monitor a tubo catodico, come quelli delle vecchie televisioni. Il tempo degli RTS in 2D, l’epoca dei primi giochi in 3D che facevano impazzire tutti per il loro “realismo” visivo. Allora i videogiochi erano solo in CD, si potevano provare le demo con solamente i primi livelli accessibili…

Le console

Da allora, stagione dopo stagione, sono diventate sempre più di moda le frasi “il mercato PC sta scomparendo”, “Il gaming su PC è morto” e simili. Le console sono sempre esistite, però l’esuberanza con cui Xbox e PlayStation hanno invaso il mercato non ha rivali nella storia. Le tre piattaforme hanno iniziato in questi anni la loro perenne lotta, soprattutto grazie all’avvento e alla successiva diffusione del web, della piazza digitale, coi suoi forum e blog. A colpi di esclusive e generi preferiti, PC e le due console regine si sono dissanguati nel primo decennio del duemila, continuando ad esistere però come se niente fosse. Il PC, condannato a morte, si è in realtà evoluto verso una nuova forma: il digitale, contando sul fatto che il web è il suo regno, e le console avrebbero avuto bisogno di tempo per arrivare a sfruttarne appieno le potenzialità.

Il mondo mobile

Mentre i tre grandi si battagliavano, un quarto incomodo incedeva, nato dal matrimonio tra una costola dei PC e i telefoni cellulari… era il mondo mobile, dagli smartphone ai tablet, questi ultimi figli del fallitissimo esperimento dei netbook. La prima grossa azienda a capire che il mercato volgeva verso questa direzione fu Apple, e per giunta lo fece con largo anticipo. Oppure fu lei a farlo cambiare? Comunque sia, Google lo capì alcuni anni dopo, mentre Microsoft inizia a rendersene conto solo adesso (“capirete di aver sprecato i vostri soldi comprando un iPod quando Microsoft lancerà il suo…”(cit. Sheldon Cooper)).

Oggi e domani (a mio parere)

Non si può parlare di una situazione di stallo. Il mercato dell’informatica è sempre e costantemente in evoluzione, cambia forma, non si ferma. I PC sono ancora piattaforma da gaming e lo saranno per molto tempo. Anzi, per sempre: forse cambieranno forma, forse un giorno le aziende produttrici capiranno che la sinergia è la via comune, quella definitiva, e allora PC e console diverranno una cosa sola. Un coontium in senso lato. Non sarebbe molto più comodo?

Un unico dispositivo, con eventuali “estensioni” extra. Niente tempo perso a spostare i file da una parte all’altra (e qui, lentamente, ci stiamo già arrivando: il cloud inizia a essere familiare anche ai neofiti: Google Drive, DropBox…). Niente scomodità, spegnendo un dispositivo e accendendone un altro perché da quell’altro non posso farlo.

Quanto sarebbe comodo uno smartphone potente quanto un pc, connettibile via wireless a schermo, mouse e tastiera, così da utilizzare sempre lui e non avere bisogno di un vero e proprio computer? Sarebbe perfetto! (e già esiste, anche se i Lumia 950X non sono di certo alla portata di tutti, e ancora in tante cose devono migliorarsi…). Ma allora i PC sarebbero morti? Eh no! Sta proprio lì il fatto: avrebbero semplicemente assunto nuova forma, perché, dopotutto, negli smartphone troviamo l’hardware dei PC, solamente che è miniaturizzato…

Penso questo sarà un processo molto lento, poiché ciò che è fossilizzato è il ricavo dei produttori: una sinergia rimuoverebbe interi settori, che in un colpo solo non possono essere rimossi, se non con grandi perdite.

Nel terzo volume del mio libro Homeron Etark (che non sarà ambientato nel mondo antico ma bensì nel futuro) tenterò di sbizzarrirmi, proverò a immaginare l’evoluzione più realistica del mondo tecnologico. Per ora devo contenermi a queste ipotesi.

Appendice – Un passo indietro: hardware mania

Fa specie pensare di avere in casa la scheda video che nel 2008 era la più potente del pianeta, sapendo però che ora vale sì e no 40 euro. Sto parlando del Radeon HD3870X2 da “ben” 1GB di memoria video GDDR3. Due schede HD3870 su unica piastra: solo insieme erano in grado di far girare Crysis ai dettagli massimi. Ora i suoi consumi sono comparabili a quelli di un intero PC di fascia medio-alta, e le sue prestazioni a quelle di una scheda di fascia media (non tanto per la potenza bruta di calcoli al secondo, ma per la compatibilità). Ora mi chiedo… fra quanto tempo inizierà il mercato del vintage? Pezzi come questo diventeranno mai rari e interessanti?

Non è il mio unico ricordo da riportare alla luce: erano i primi del duemila, quando mi accorsi che l’hardware del PC -comprato per le semplici faccende di home computing- iniziava a stare stretto ai videogiochi. Una GeForce FX5200, con i suoi 128MB di RAM, non era in grado di far girare i giochi 3D più esigenti. Ed ecco che iniziai ad interessarmi all’hardware, per capire quale fosse la scheda video adatta a me. In un centro commerciale incontrai un Radeon HD2600. Fu lì che capii la differenza fra AGP e PCI Express. Dovetti tornare indietro a restituire la scheda e presi l’unica PCI Express disponibile, una HD2400PRO da 1Gb di memoria condivisa. Quella schedina mi permise qualche annetto di gaming tranquillo, ma anche con essa stavo sempre più stretto, ero sempre limitato da basso framerate. Quando divenne per me una necessità godermi i videogiochi, allora feci il primo investimento assemblandomi un PC come Dio comanda: quad core Q9550 a 2.8GHz della Intel, 4GB di RAM, scheda madre Asus P5Q-E di fascia alta e case Cooler Master. Rimase il problema della GPU, e allora mi affidai a un Radeon HD3850 da 1Gb. Essa fu la vera prima compagna d’avventure, permettendomi di giocare a Call of Duty 4, Crysis, Prince of Persia in modo quantomeno degno.

Avendo preso un dito, ormai che c’ero, decisi di prendermi il braccio… anche il 3850 divenne insufficiente. E così, dalle colonne di Giochi per il Mio Computer, feci conoscenza con l’allora ultimo modello ATi: il fantastico HD4850, che possiamo tranquillamente definire la capostipite delle schede video di oggi. Con i suoi 800 stream processors, sbaragliava ogni concorrenza della propria fascia di prezzo, e fu la GPU che portò ATi, e successivamente AMD, alla ribalta.

Volevo giocare davvero bene. E quindi cosa feci? Tenendo tutto il robustissimo PC che mi ero assemblato, misi la HD3850 in pensione e acquistai due HD4850 da far funzionare in CrossFireX. Il PC si trasformò in un’astronave! L’unico problema era il sistema operativo: XP. L’evoluzione comporta vittime: fino a quel momento il sistema operativo era l’unico ad essersi salvato, ma fu proprio allora che abbandonai XP per passare a Windows 7, così da poter godere delle favolose DirectX 10.1, di tutta la potenza del CrossFireX e dei videogiochi più moderni.

Dopo quella postazione, cambiai il tutto ancora una volta prima di arrivare alla mia attuale workstation. Oggi, con Windows 10 e l’hardware che mi ritrovo, non ho davvero più il bisogno di fare cambiamenti. Perché? Il tempo per giocare è diminuito drasticamente, e uso sempre più il portatile. Quando sono a casa, lo connetto al monitor e così ho anche risparmiato in energia. Windows 10 fa sembrare il mio vecchio laptop una scheggia, non noto alcuna differenza né in produttività né in home computing. È questo che mi ha portato alle conclusioni sopra citate nel paragrafo “Oggi e domani”.

E voi? Avete la vostra “genealogia” dei pc di casa e da gaming?

I listini dei negozi

Un tempo, fino a qualche anno fa, “collezionavo” listini e fogli pubblicitari delle grandi e medie catene di distribuzione tecnologica e informatica. Inutile dire che ora è molto interessante sfogliarli e notare, con pochi gesti, quanto la tecnologia sia cambiata: vediamo spuntare i netbook per non rivederli più qualche listino dopo, vediamo apparire monitor 3D di ogni marca per non sentirne più parlare la stagione successiva, scopriamo esperimenti sopravvissuti in listino un qualche mese come gli Acer Predator e rispolverati ogni tanto dalle aziende, tentativi di “brain controlled gaming” come l’OCZ NIA… e ora si parte con la VR, la Virtual Reality… resisterà? È lei la via da seguire? O solo una moda?

Quello che posso notare è che sia nel listino più “antico” che in quello recente, ciò che è tradizionale, comodo e immediato rimane: le TV, le radio, i portatili. I PC fissi fanno capolino qua e là, le console si susseguono una dopo l’altra mandandosi in pensione a vicenda. Gli smartphone e i tablet dominano incontrastati i cataloghi a partire dal 2008, ed oggi sono sempre più potenti, tanto che, se sostituissimo le caratteristiche a quelle di un PC di cinque anni fa, sarebbero le stesse. Forse sono potenti il giusto, ora è tempo di fermarsi?

Non abbiamo bisogno di potenza e velocità fini a sé stesse. A cosa serve avere un chip potentissimo se poi l’app per telefonare va in crash? Quello che ci serve è l’immediatezza, la comodità, l’operare con qualcosa che sia user friendly e possibilmente affidabile. Qualcosa che sia realmente nostro e personale. Un dispositivo che possa identificarci, adattarsi alle nostre esigenze. La sinergia e l’integrazione sono il futuro, i PC e la rete le fondamenta su cui costruire.

di Francesco "Capo" G.

Informatico e geek appassionato di disegno digitale, storia antica ed epica. Autore del romanzo "Homeron Etark" inserito nel selezionato Kerberos dei Gladiatori della Penna e 3/3 su Mangialibri.com. Gli piacciono Star Wars, Asimov, LOTR, The Big Bang Theory. Mettete tutte queste cose insieme, non shakerate perché è un pochino introverso e volto alla moderazione... e ci viene fuori lui. Nel tempo libero a.k.a. Starlover/Cap'skycloud @SWTOR; fu Capo_Marmaglia @CoJBiB.

Il mio libro

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